L’importanza di un difficile equilibrio nel percorso di crescita educativa al nido

Natascia Della Chiara – Educatrice Servizi Integrativi

Elisabetta Saccone –Educatrice

Secondo lo psicologo francese David Servan-Schreiber  “Ciò che sembra determinare la riuscita sociale di una persona non è tanto la potenza del suo intelletto , quanto la sua capacità di comunicare con gli alrti, di valutare le situazioni sociali ed emozionali , di controllare le proprie emozioni, di non lasciarsi trascinare dalla collera , di inibire la propria aggressività, di emettere i giusti segnali emozionali, di restare sintonizzati con gli altri per navigare in modo armonioso con la flotta di relazioni umane di cui si è circondati”.

L’arrivo al nido di ogni bambino scaturisce timori , aspettative , paure e desideri. Emozioni che coinvolgono genitori, bambino ed educatori e che hanno grande peso sulla buona riuscita dell’ambientamento , che rappresenta l’inizio di un percorso che si andrà costruendo nel tempo.

In questo momento storico-sociale di precarietà e frammentazione del sé , di richiesta dell’utile e dell’efficiente , la ricerca di un equilibrio tra emozioni e limiti risponde ai reali bisogni di crescita del bambino?

Le emozioni

Le emozioni primarie ( rabbia, disgusto, tristezza, gioia, sorpresa, paura) che influenzano a nostra vita sono la manifestazione di uno stato d’animo immediato provocato da un evento esterno. Sono reazioni involontarie della psiche e del corpo a particolari stimoli, a cui ognuno da risposte più o meno adeguate. Mentre le reazioni dell’organismo sono innate ( come l’accelerazione del battito cardiaco o la sudorazione),il riconoscimento dello stimolo e la relativa risposta sono prevalentemente appresi. Quindi imparare a riconoscere , a nominare e a gestire le e mozioni permette di comprendere che cosa sono, cosa ha contribuito  ad attivarle e come regolare la reazione che ne consegue. Imparare a a gestire le proprie emozioni contribuisce a costruire una buona relazione con sé stessi, con l’ambiente e con gli altri, nella ricerca del giusto equilibrio che vede da un lato la necessità di non soffocarle e dall’altro di non farsi travolgere da esse. Il percorso di crescita verso questa competenza parte proprio dalla relazione privilegiata del bambino con la madre. Fin dalla nascita l’uomo si misura con l’incessante ricerca di sé . In questa dinamica di spinta verso l’esterno in cui proietta i primi bisogni incontra la sua prima relazione con l’altro , in genere con la madre che avrà tra gli altri il compito di comprendere , tradurre e regolare le sue necessità.

Da subito si instaura una complicità e una speciale relazione di scambio affettivo emotivo.

La spinta emotiva del neonato dovrà essere dalla mamma intercettata e incanalata nel tempo verso l’accettazione dei limiti, dei no che il bambino incomincerà ad incontrare.

 La madre è la prima mediatrice degli impulsi e dei bisogni del neonato; il nido inserendosi in questa relazione privilegiata, in collaborazione con la famiglia, contribuisce al sostegno e allo sviluppo emotivo affettivo del bambino aperto alla conoscenza di sé e del mondo. Se consideriamo in particolare l’età dei bambini a cui il servizio si rivolge , appare chiaro come il canale emotivo legato a reazioni comportamentali sia il canale privilegiato dal quale partire.

Quale vissuto emotivo lega vicendevolmente ogni madre al suo bambino fin dalla nascita? L’esperienza fondante del momento del parto in cui nascono una madre e un bambino sono attimi fondamentali dove le emozioni possono travolgere sia in senso positivo che negativo l’inizio di questa nuova storia.

L’esperienza al nido si traduce in un incontro fatto di storie , di sguardi, di persone , di punti di vista, aspettative e dimensioni emotive diverse che intercorrono tra il bambino , la famiglia e l’ambiente. Agli educatori spetta il compito di imparare a leggere e tradurre queste relazioni nel tempo.

Fin dal primo incontro con la famiglia , momento che spesso si identifica con la futura esperienza di separazione, le emozioni hanno un ruolo importante. Durante il colloquio che precede l’ambientamento ai genitori viene chiesto di raccontare il proprio bambino, le proprie aspettative legate alla scelta di condividere, entrando al nido, un contesto sociale ed educativo allargato. Vi sono genitori che non riescono a raccontare , perché sopraffatti dalle emozioni , non sembrano essere in grado di trovare le parole adatte; altri, invece iniziano a raccontare con tale entusiasmo che iniziano a proiettare nella descrizione parte del loro immaginario emotivo.

In genere, le aspettative dei genitori rispetto al nido sono legate al benessere del bambino . Si aspettano che venga accolto,  riconosciuto, e che stia bene, questo per loro spesso si traduce nell’ assenza di pianto.

Si aspettano, inoltre che la loro assenza sia riempita di attività e progetti diversificati che permettano al bambino di raggiungere nuove competenze perché impari a “saper fare” come e più degli altri. Anche gli educatori provano e mettono in gioco le proprie emozioni nei diversi contesti educativi.

Gli educatori, essendo contemporaneamente attori e mediatori della relazione emotiva con i genitori e con il bambino, professionalmente sono chiamati a partire da sé prima di riconoscere e gestire le emozioni dell’altro; per questo è importante che loro stessi cerchino di superare il pudore delle emozioni riconoscendole e aiutando i bambini a dare un nome alle loro. E’ fondamentale che un bambino si senta letto e ascoltato nei propri stati d’animo : sostenere empaticamente l’altro significa prendere parte delle sue emozioni facendole proprie e restituendole in modo che siano accettabili. Questo significa anche saper sostenere ed accogliere il pianto del bambino riconoscendolo come un’ espressione comunicativa aiutando il genitore a fare altrettanto.

I limiti

Il bambino vive il percorso educativo di crescita e di prima alfabetizzazione emotiva nella relazione ambivalente tra la dimensione emotivo-affettiva e l’incontro con i limiti: i propri , quelli dell’altro  e dell’ambiente che lo circonda . E’ fondamentale che la famiglia e gli educatori condividano il concetto che l’incontro con il limite per il bambino possa configurarsi come opportunità educativa, attraverso il quale provare a cimentarsi con le proprie esperienze di gestione della frustrazione come possibile punto di partenza positivo nella costruzione del sé. Nella ricerca  e nella conoscenza di sé stessi  è l’ incontro con il limite, l’ostacolo, lo scarto che apre all’insolito che spinge ad attivare la ricerca di soluzioni , di alternative verso nuove esperienze che attivano la potenzialità di crescita. I limiti che i bambini incontrano sono diversi.

  • Limite come confine corporeo: il limite ci definisce a partire dal nostro corpo. Dove finisco io incominciano gli altri; è il contatto con il non noi, con l’altro, con il diverso che consente di delimitarci, di marcare i nostri confini, quindi di riconoscerci. Per i bambini dell’età del nido il percorso di conoscenza parte dal corporeo per arrivare allo psichico.
  • Limite come tempo: è importante accettare, rispettare e concedere il tempo di cui si ha bisogno per sé e per gli altri .Imparare a rispettare i tempi degli altri significa far sì che gli altri rispettino i nostri, questo è uno degli obbiettivi che i bambini al nido raggiungono nella convivenza quotidiana , imparando a gestire la frustrazione dell’attesa.
  • Limite inteso come regola che richiede lo sforzo di gestione emotiva più faticoso, ma contiene , dà sicurezza e permette di riconoscere a ognuno il suo ruolo e il suo spazio. Crescere con le regole insegna a darsi delle regole.

Una possibile risposta

Considerata la domanda inziale che ha stimolato le nostre riflessioni, crediamo che la ricerca continua del giusto equilibrio tra le emozioni e i limiti , propri e degli altri, risponda alle reali esigenze di crescita per il raggiungimento delle competenze di convivenza sociale: imparare a essere, a stare, imparare a comportarsi e imparare a fare. Al nido si scopre il valore degli altri come risorsa per un progetto  educativo comune : il bambino come futuro cittadino del mondo .Oggi ancora di più avvertiamo il valore del nido anche come “contenitore emotivo” per gli adulti, che imparano a riconoscere e condividere l’importanza della gestione delle emozioni e il valore dei limiti e delle regole essenziali per l’educazione del bambino.

“…la ricerca indica che quando i genitori riconoscono le emozioni negative dei loro bambini- la rabbia e la tristezza- e li aiutano ad affrontarle, a lungo andare i bambini riescono a regolare meglio le proprie emozioni sotto il profilo fisiologico e a sostenere un comportamento positivo”1.

Il nido è un  “contenitore emotivo” per il bambino che, in un ambiente sicuro e protetto, acquisisce le abilità emotive di base per costruire il suo percorso di crescita nella relazione con sé e con gli altri. Agli educatori spetta questo difficile compito di alfabetizzazione affettiva secondo il modello teorico di intelligenza emotiva di Goleman che ha divulgato il concetto definendola come “ la capacità di motivare sé stessi, di persistere nel proseguire un obbiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione , di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.2

L’attenzione alla cura e alla progettazione educativa e didattica della sfera emotiva al nido, soprattutto in uno scenario storico-sociale come quello attuale, sembra di aver sempre maggior rilevanza: l’educazione ai sentimenti comincia sin dalla primissima infanzia.

“…Le nuove scoperte scientifiche sono incoraggianti, ci assicurano che se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza , di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo , di essere perseveranti nonostante le frustrazioni , di aumentare le nostre capacità di essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare con gli altri e di stabilire legami sociali- in altre parole in modo più sistematico all’intelligenza emotiva- potremmo sperare in un futuro migliore3.

 

Bibliografia

Lo Presti C., Quademucci B., L’allenamento emotivo per i nostri bambini, Quaderno 1, Ed. Era Nuova 2004

Goleman D.,  Intelligenza emotiva che cosa e perché può renderci felici, Rizzoli,Milano;2004

Dalai Lama, Goleman D., Emozioni distruttive. Mondadori,Milano 2003.

1Mark Greenberg in Dalai Lama, , Goleman D., Emozioni distruttive. Mondadori,Milano 2003.

2D.Goleman Intelligenza emotiva che cosa e perché può renderci felici, Rizzoli,Milano;2004 p. 54.

3D.Goleman Intelligenza emotiva che cosa e perché può renderci felici,citato in Lo Presti C., Quademucci B., L’allenamento emotivo per i nostri bambini, Quaderno 1, Ed. Era Nuova 2004, p. 23.

  Articolo tratto dalla rivista  “Bambini  speciale convegno a Milano 2013”, Edizioni Junior